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  • Crepuscoli

    December 13th –  February 7th, 2015

    La sera fumosa d’estate
    Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
    E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
    Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
    A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? C’è
    Nella stanza un odor di putredine: c’è
    Nella stanza una piaga rossa languente.
    Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
    E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
    Nel cuore della sera c’è,
    Sempre una piaga rossa languente. (L’invetriata, Dino Campana)

    Ekaterina Panikanova’s exhibition is a proposal of a journey into the domestic space, into the identity and into the body of the potential viewer.
    As in Dino Campana’s poem Invetriata, the artist communicates the existence of an interior reality which manifests itself in everyday signs that represent disturbing elements.
    The house, the tenants represent at the same time the interior and exterior territory of our relationships, wishes, conflicts and intimate tensions, underlining the dramatic dichotomy between the “social mask” and the authenticity of being: elements that either bring life or harass the human being.
    Ekaterina invites her audience to be part of a journey that enters the intimate threshold of the domestic dimension, intended as the unconscious representation of the human body and the personalities that inhabit it.
    The artist researches the mnemonic and visual dimensions, experimenting new materials that seem destabilizing in their physical perception. Crystals and Prosit’s lead are examples of the dichotomy lightness/heaviness; the artist uses the plumb renouncing its physical characteristics and transforming it into a soft laces. On the other side, the glass becomes a solid architecture of votive candles.
    The subverting game between the object’s function and the material’s features – through a perceptive reversion – puts us into a disorientating visual condition.
    The project is a unique installation in which the objects, showed as memory’s finds, transform themselves in real cult objects into a complex and apparently fragmentary scenario.

  • Crepuscoli

    13 dicembre – 7 febbraio, 2015

    La sera fumosa d’estate
    Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
    E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
    Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
    A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? C’è
    Nella stanza un odor di putredine: c’è
    Nella stanza una piaga rossa languente.
    Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
    E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è,
    Nel cuore della sera c’è,
    Sempre una piaga rossa languente. (L’invetriata, Dino Campana)

    La mostra di Ekaterina Panikanova  è una proposta  di  un viaggio nello spazio  domestico e nell’ identità e nel corpo del potenziale visitatore.
    Come nella poesia L’invetriata di Dino Campana, l’artista tende a comunicare l’esistenza di una realtà interiore che si manifesta in segni quotidiani che assumono la valenza di elementi perturbanti.
    La casa, i suoi inquilini sono al contempo territorio esteriore e interiore di relazioni, desideri, conflitti e tensioni intime di ognuno di noi, evidenziando la drammatica dicotomia tra la “maschera sociale”e l’autenticità dell’essere nella sua essenza:  elementi che vivificano e contestualmente  insidiano l’individuo.
    Ekaterina invita il suo pubblico a prendere parte ad un percorso  che entra nell’ intima soglia della dimensione domestica intesa come rappresentazione a livello inconscio del corpo umano e delle personalità che lo abitano.
    L’artista svolge la sua indagine  sulla dimensione mnemonica  e visuale impiegando la sperimentazione  di   materiali nuovi per lei che appaiono  destabilizzanti   nella loro appercezione  fisica. I cristalli e il piombo di Prosit esemplificano la  dicotomia leggerezza/pesantezza; il piombo è impiegato dall’artista rinnegando le sue caratteristiche fisiche e trasformandolo in un gioco di lievi merletti. Il vetro d’altro canto diviene una solida architettura di  candele votive.
    Un gioco di sovvertimento tra funzione dell’oggetto e le caratteristiche dei materiali che tradizionalmente lo compongono attraverso un ribaltamento percettivo ci pongono in una condizione visualmente spaesante.
    Il progetto si presenta come un’unica  installazione in cui gli oggetti,  portati alla luce  come reperti  dalla memoria, si trasformano diventando veri e propri oggetti di culto in uno scenario complesso e apparentemente frammentario.

     

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