Evgeny Antufiev – Dead Nations: Golden Age Version


Evgeny Antufiev
Dead Nations: Golden Age Version

curated by Marina Dacci

Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Naples

Opening: Saturday, September 21st 2019 | 12 pm
Performance: Saturday, September 21st 2019 | 1 pm

September 21st > October 27th 2019

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  • What of our history should we put in a Time capsule?
    What traces are we leaving behind?

    The church of San Giuseppe delle Scalze opens its doors to the works by Evgeny Antufiev in its mysterious semi-darkness and its open wounds.

    The project is an inventory, a distillation of our identity, a visual narrative of values, frailty, yearning for power and immortality, which have marked our history. … Antufiev leaves traces, a sort of “legacy” from a dead, or soon to end, epoch, which however yearns to speak to posterity, driven by a sort of horror vacui, the fear of disappearing and becoming extinct.

    The artist has to engage with a religious architecture; he explores the idea of a church meant not only as a place of worship, but also as the repository of a narrative of the human history, the essence of humanity: replete with signs and secrets to unveil. Space is explored as a Time capsule, a spacecraft bringing travelers from the future to discover artifacts and symbolic objects testifying of what humans have made and left behind. The notion of immortality in memory is not new: here Antiquity and the Futuristic blend together in a sort of game surrounded by mystery.

    The entire exhibition is a tale open to multiple interpretations which deconstruct the spatiotemporal dimension where energy develops in a circular process, also thanks to a formal intermingling of pop with a reinterpretation of classical culture.

    At the centre of the nave a tent, a temple within the temple houses the Chessboard of Destiny made in ceramic and bronze, and an unfinished mosaic with excavation objects, findings from an ancient civilization. On the outside the tent is marked by graffiti hinting at the relationship between permanence and impermanence.

    Hovering in the entrance, a huge gold mask hangs from the gallery: a deceptive image presents itself forcefully, floating in a space with a ripped-open roof. Does it point to the mystery of the future or is it a bitter reflection on the present?

    In the exhibition the powerful presence of gold reminds us of its symbolic value and the sacredness of the divine image, but also of the unstoppable human greed for power and wealth, which has often brought about decline and fall of civilizations throughout history, and consumer compulsion in the present time. Large size ceramic vases inscribed with signs and figures linked to the theme/aspiration to immortality are placed in the transept and in some recesses, together with small size casts of imaginary figures inspired by our mythology (or are they biological superfetations we have created?) and hexagonal casts recalling beehives. The hexagon, its meaning resting in the sacred geometry of ancient civilizations, is also the shape of the solar hexagon, the magnetic imprint of the sun, its rhythm giving life to our universe.

    The gold colour appears in several works: a wall of the church is used as a theatre drape; small flowers, butterflies, birds are placed in other spaces and recesses of the building, testifying the on-going human tension for a melding with the natural world and its ambivalent complexity.

    Warrior angels protect the space from the tabernacle on the altar and in two niches.
    As in a science fiction story, visitors gaze from the outside our past and present history with eyes of the future.

    For the opening a music piece for single voice, composed by the author, will be performed from the pulpit of the church. An explosion of gold confetti, at the end of the performance, will scatter them on the floor of the nave, where they will remain: fragments of a party enjoyed in the luxury of declining nations.

    Marina Dacci

    The exhibition received the matronage of Donnaregina Foundation for contemporary art / MADRE Museum in Naples.

    Thanks to all the associations part of the coordination of Le Scalze for the willingness to use the space and for the collaboration.

    le scalze

     

    Evgeny Antufiev
    Dead Nations: golden age version
    curated by Marina Dacci
    Opening Saturday 21 September h. 12.00 pm/ the artist will be present
    Performance Saturday 21 September at 1.00 pm
    21 September – 27 October 2019
    Chiesa di San Giuseppe Delle Scalze, Salita Pontecorvo 65, Naples

    Opening hours:

    Mon.  11 am – 1.30 pm  / 2.30-5 pm

    Tue. 11 am -1.30 pm / 2.30-5 pm

    Wed. 11 am -2 pm

    Thu. 11 am – 1.30 pm / 2.30 – 5 pm

    Fri. 11 am -1.30 pm / 2.30-5 pm

    Sab. 11am -2 pm


  • Cosa mettiamo della nostra storia in una capsula del tempo?
    Che tracce lasciamo?

    La chiesa di San Giuseppe delle Scalze accoglie le opere di Evgeny Antufiev nel mistero della sua penombra e delle sue ferite.

    Il progetto è un inventario, una spremitura della nostra identità, una narrazione per immagini di valori, fragilità, desiderio di potere e di immortalità che hanno caratterizzato l’andamento della nostra storia. … Antufiev lascia tracce, una sorta di “eredità” di un’epoca finita o che sta per finire, ma che ha l’ambizione di rivolgersi a una qualche posterità, spinta da un horror vacui per paura di scomparire, di estinguersi.

    L’artista si confronta con un’architettura religiosa; si interroga sull’idea di chiesa intesa non solo come luogo di preghiera, ma come depositaria di un racconto della storia umana, dell’essenza dell’umano: pregna di segni, di segreti da scoprire. Declina lo spazio come una capsula del tempo, una navicella in cui chi giunge dal futuro rinviene artefatti e oggetti simbolici che testimoniano ciò che l’uomo ha prodotto e ha voluto lasciare nel suo passaggio. L’immortalità nella memoria è cosa nota: qui Antico e Futuribile si mescolano in una sorta di game in cui aleggia il mistero.

    Tutta la mostra è un racconto aperto a interpretazioni multiple che scardinano la dimensione spazio temporale in cui l’energia si sviluppa in un processo circolare grazie anche a una commistione formale tra il pop e la rilettura della cultura classica.

    Al centro della navata una tenda, un tempio nel tempio, che accoglie la scacchiera del destino realizzata in ceramica e bronzo e un mosaico incompiuto con oggetti di scavo: reperti di un’antica civiltà. La tenda è segnata sulle pareti esterne da graffiti che richiamano la relazione tra permanenza e impermanenza.

    Sopra l’ingresso incombe dal ballatoio, sospesa, una gigantesca maschera d’oro: immagine illusoria che si presenta con prepotenza fluttuando in uno spazio dal tetto squarciato. Mistero sul futuro o riflessione amara sul presente?

    Nella mostra la presenza potente dell’oro rimanda al suo valore simbolico e alla sacralità dell’immagine divina, ma anche ad un’irrefrenabile ricerca umana del potere e del denaro che spesso sono stati causa di declino e caduta nel corso della storia e coazione al consumo in quella attuale. Nel transetto e nelle nicchie laterali sono collocati vasi in ceramica di grande formato su cui sono inscritti segni e figure che riconducono al tema/desiderio di immortalità e piccole fusioni di figure immaginifiche della nostra mitologia (o forse superfetazioni biologiche di cui siamo gli artefici?) nonché fusioni di forma esagonale come celle di un alveare. L’esagono, dal significato specifico nella geometria sacra delle antiche culture, è anche la forma dell’esagono solare: l’impronta magnetica del sole, il suo ritmo che ha dato vita e dà vita al nostro universo.

    Il colore dorato si ripresenta in molte opere: una parete della chiesa è trattata come una quinta teatrale; in altri spazi e pertugi dell’edificio sono collocati piccoli fiori, farfalle, uccelli, a testimoniare la costante tensione umana per una fusione col mondo naturale e la sua ambivalente complessità.

    Sul tabernacolo dell’altare e in due nicchie angeli guerrieri proteggono lo spazio.
    Lo sguardo del visitatore come in una science fiction, osserva dall’esterno la nostra storia passata e presente con gli occhi del futuro.

    Durante l’inaugurazione dal pulpito della chiesa sarà eseguito un brano per sola voce composto dall’artista. Coriandoli dorati, sparati al termine dell’esecuzione canora, resteranno depositati sul pavimento della navata: frammenti di una festa consumata nel lusso di nazioni al declino.

    Marina Dacci

    La mostra ha ricevuto il matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo MADRE di Napoli.

    Si ringraziano tutte le associazioni che formano il coordinamento Le Scalze per la disponibilità all’uso dello spazio e per la collaborazione.

    le scalze

    Evgeny Antufiev
    Dead Nations: golden age version
    a cura di Marina Dacci
    Opening sabato 21 settembre ore 12.00 alla presenza dell’artista
    Performance sabato 21 settembre ore 13.00
    21 settembre – 27 ottobre 2019
    Chiesa di San Giuseppe Delle Scalze, Salita Pontecorvo 65, Napoli

    Orari:

    Lun. 11.00-13.30 / 14.30-17.00

    Mart.11.00-13.30 / 14.30-17.00

    Merc.11.00-14.00

    Giov. 11.00-13.30 / 14.30-17.00

    Ven. 11.00-13.30 / 14.30-17.00

    Sab. 11.00-14.00



 



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