EVGENY ANTUFIEV
#2015 / EVGENY ANTUFIEV / Fusion and Absorption / November 14th 2015 - February 6th 2016 / ALL WORKS



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  • EVGENY ANTUFIEV
    Fusion and Absorption
    November 14, 2015 – February 6, 2016
    opening: SATURDAY NOVEMBER 14th, 2015, h. 6.00 – 8.30 pm
    z2o Sara Zanin Gallery, via della Vetrina 21, Rome

    …I feel that there is much to be said for the Celtic belief that the souls of those whom we have lost are held captive in some inferior being, in an animal, in a plant, in some inanimate object, and so effectively lost to us until the day (which to many never comes) when we happen to pass by the tree or to obtain possession of the object which forms their prison. Then they start and tremble, they call us by our name, and as soon as we have recognised their voice the spell is broken. We have delivered them: they have overcome death and return to share our life. And so it is with our own past. It is a labour in vain to attempt to recapture it: all the efforts of our intellect must prove futile. The past is hidden somewhere outside the realm, beyond the reach of intellect, in some material object (in the sensation which that material object will give us) which we do not suspect. And as for that object, it depends on chance whether we come upon it or not before we ourselves  must die…
    (M. Proust, Ducôté de chez Swann)

    An artwork always asks questions.
    It doesn’t give answers
    We can find them inside of us.
    An artwork is almost like a mirror, a catalyst of memories, cognitive conditions, emotions we cannot foresee. It is an encounter with ourselves, our identity and roots.
    This exhibition has the ambition to question many topics: the possible relationships between contemporary and ancient art; between art and nature and where their boundary lies; it reflects about the collective memory we carry in the culture we belong to and about our perception of individual identity; about our need for recognition; on the relationship between art and time and its capacity to lead us toward a dimension where life and death co-exist and for which it is appropriate the word “immortality”.
    Then, can the artwork and its materials themselves exist in a dimension ruled by laws that can be defined natural? We tend to fill the physical appearance of the object and its matter by using our knowledge and memory which we possess and we can then find and recognize what happens in each encounter with the object.
    This exhibition comes from the expression of an artist, distant from our culture, but his research demonstrates the infinite and possible connections with diverse cultures that, through the glance of a potential observer, can exist outside of time and extra-geographical boundaries.

    A publication with a selection of images of the artist’s work accompanies the exhibition together with a booklet – conceived by the artist himself – featuring a conversation between Marina Dacci and Federico Ferrari (philosopher), Vittorio Gallese (neuroscientist) and Emanuele Sferruzza Moszkowicz (artist).

    Click here to download the booklet

     

  • EVGENY ANTUFIEV
    Fusion and Absorption
    14 novembre 2015 – 6 febbraio, 2016
    opening: SABATO 14 NOVEMBRE 2015, h. 18.00 – 20.30
    z2o Sara Zanin Gallery, via della Vetrina 21, Roma

    …Mi sembra molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di quelli che abbiamo perduto sono prigioniere entro qualche essere inferiore, una bestia, un vegetale, una cosa inanimata, perdute di fatto per noi fino al giorno, che per molti non giunge mai, che ci troviamo a passare accanto all’albero, che veniamo in possesso dell’oggetto che le tiene prigioniere. Esse trasaliscono allora, ci chiamano e non appena le abbiamo riconosciute, l’incanto è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte e ritornano a vivere con noi. Così è per il nostro passato. È inutile cercare di rievocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde fuori del suo campo e del suo raggio d’azione in qualche oggetto materiale che noi non supponiamo. Quest’oggetto, vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo mai…
    (M. Proust, Ducôté de chez Swann)

    Un’opera pone sempre domande.
    Non dà risposte.
    Le risposte possiamo cercarle dentro di noi.
    Un’opera è un po’ come uno specchio, un catalizzatore  di memorie, di stati cognitivi,  di emozioni che non possiamo prefigurare a priori. E’ un incontro con noi stessi, con la nostra identità e con le nostre radici.
    Questa mostra ha l’ambizione di interrogare e  interrogarsi su  tante cose: sul possibile rapporto dell’arte di oggi con quella antica; sulla relazione tra arte e natura e sull’esistenza o meno di un confine tra loro; sulla memoria collettiva di cui siamo portatori nella cultura in cui ci inscriviamo e sulla nostra percezione di  identità singolare;  sul nostro bisogno di  riconoscimento;  sul rapporto che l’arte innesca col tempo e sulla sua capacità di condurci in una dimensione in cui vita e morte non si elidono, ma convivono senza soluzione di continuità e per questo forse possiamo spendere,in modo peculiare, la parola “immortalità”.
    Così  l’artefatto, i materiali di cui è costituito, possono inscriversi in una dimensione regolata dalle leggi  che potremmo definire naturali? Tendiamo a riempire l’apparenza fisica dell’oggetto, la sua consistenza materica di tutta la conoscenza e la memoria  che possediamo e che possiamo così ritrovare e riconoscere  ogni  volta che avviene l’incontro.
    Questa mostra  nasce dalla voce di un artista quanto mai lontano dalla nostra cultura, ma la sua ricerca dimostra in fondo le infinite, possibili rispondenze con “culture altre” che,attraverso lo sguardo di un potenziale interlocutore, possono vivere entro una riconoscibilità extratemporale e extra geografica.
    Un catalogo curato da Marina Dacci con testi di Federico Ferrari (filosofo), Vittorio Gallese (neuroscenziato) ed Emanuele Sferruzza Moszkowic (artista) accompagna la mostra.

    Una pubblicazione con una selezione di immagini del lavoro dell’artista accompagna la mostra insieme a un booklet – ideato dallo stesso artista – con alcune conversazioni tra Marina Dacci e Federico Ferrari (filosofo), Vittorio Gallese (neuroscienziato) e Emanuele Sferruzza Moszkowicz (artista).

    Clicca qui per il download del booklet

     

     


 


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