INESISTENZE
Francesco Lauretta
#2015 / Inesistenze / OPENING: Thusday, May 28th, 6 - 10 pm / May 28th – July 31th / ALL WORKS



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  • May 28th – July 31st
    OPENING with PERFORMANCE: Thursday, May 28th 2015, h. 6 -10pm

    The non-existent is something that has breathed, even if invisible, that we have seen and that we have not known. If, by chance, we have known it, that is because we ourselves have been part of the non existent, or maybe because we are non existences.
    The nonexistent, if seen, is painful.
    And if it’s non-existent , what joy.
    (Senza Senso, Francesco Lauretta)

    z2o Sara Zanin Gallery is pleased to present the first solo show by Francesco Lauretta in our gallery.
    Non-existences is an exhibition made of phantoms, presences-absences that escape a definition but that are immediately recognizable.
    The term phantom derives from Greek word phantàzo, meaning “to show”, thatis the idea of an apparition as a manifestation of an incorporeal presence, generally connected with the feeling of fear.
    Life and death, the existent and non-existent, are the two blurred boundaries within the exhibition takes place.
    The feeling of anxiety and bewilderment evoked by Francesco Lauretta work arises from the continuing apparition of the inexistent in the existent and the impossibility of separating the two. Reason falters when it is unable to name and define reality, when it is no longer possible to distinguish and classify reality; that is when you appeal to the non-existent to perceive and understand a phenomenon.
    In the first room there is a reliquiary, halfway between a cradle and a coffin, a birth and a death. Inside there is a face, sleeping or dying, whilst the blue velvet covers the walls as a maternal skirt or a coffin’s lining.
    The entrance to the exhibition queries the meaning of the figure. This Form indeed questions form itself, the answer to which remains elusive and intangible. (Francesco Lauretta)

    In the second room there is a television tuned into a popular Italian channel, RAI2. On the surface of the screen, adhesive tape draws on the TV the figure of a face that overlaps the overproduction of the images. The tape is the one that the artist uses to catch excess paint while working. Everything that overflows is collected and stored in the close stripes, creating a tension that refers to something else, a trace of the inherent invisible that, though unseen, completes the work.
    The tape disrupts the monoculture of television as Art,  in the same way, escapes the circuits in which many would like to force it.
    On the ceiling there is a red drawing, a cosmos in which the living and the dead appear together, where everything is in motion and continuously regenerated.
    An ambiguity dominates the second room, temporal and spatial, or better, proprioceptive (Francesco Lauretta)

    A spolvero, a landscape made of natural and almost invisible umber, surrounds the third room. Small tombstones point beyond the confines of the space towards the invisible, inviting us elsewhere.
    A painting, shaped as a harpsichord decorated with flowers, presents a funeral cortège: it is Francesco Lauretta’s funeral. On the other side, on a red platform, a Muse performs. She is a body builder in a process of self-transformation. By re-enacting the ascetic, (non-religious) practices of the exercises the process builds up and strengthens the spontaneous forces that enable the individual to be himself.
    The third room, if moved and in motion, is an exhibition that dissolves in poetry (Francesco Lauretta).

  • 28 maggio – 31 luglio
    OPENING con PERFORMANCE: Giovedì 28 maggio 2015, h. 18.00-22.00
    Per l’occasione ci sarà una performance di un’ atleta Body Builder

    L’ inesistente è qualcosa che ha respirato, seppur nell’invisibile, che abbiamo visto e che non abbiamo conosciuto o se abbiamo conosciuto è perché abbiamo fatto parte dell’inesistente noi, o forse perché anche noi siamo inesistenze.
    L’inesistente se è avvistato è doloroso.
    E se è inesistente è gaudio
    (Senza Senso, Francesco Lauretta)

    z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare la prima personale dell’artista Francesco Lauretta negli spazi della galleria.
    Inesistenze è una mostra di fantasmi, presenze assenze che sfuggono a una definizione ma che risultano terribilmente riconoscibili.
    Il termine fantasma deriva dal greco phantàzo, significa “mostrare”, quindi l’idea dell’apparire come manifestazione di una presenza incorporea, generalmente accostata ad un sentimento di timore.
    La vita e la morte, quindi l’esistente e l’inesistente, sono le due frontiere entro le quali la mostra si snoda, in un incedere vorticoso e nebuloso, nel quale i confini non impongono un limite ma si confondono tra loro. La sensazione di turbamento e smarrimento è affidata alla continuità dell’inesistente nell’esistente e all’ impossibilità di stabilirne una netta e rassicurante separazione.
    La ragione vacilla quando è incapace di nominare e definire, quando non è più possibile distinguere e classificare; è allora che si fa appello all’inesistente per vedere e comprendere.

    Nella prima sala si trova una teca che giace a metà strada tra una culla e una bara, una nascita e una morte, dentro di questo compare un volto, dormiente o morente, il velluto blu riveste le pareti come una gonnellina materna e come la fodera interna di una bara.
    L’ingresso interroga il significato della forma, anzi la forma è proprio un’interrogazione sulla forma che si risolve in un significato divagante e sfuggente (Francesco Lauretta)

    La seconda sala ospita un televisore sintonizzato sul canale RAI 2. Sulla superficie dello schermo un nastro adesivo disegna la sagoma di un volto che si sottrae, nella sua fissità, all’ingorgo delle immagini televisive, prodotte dalla civiltà della sovrapproduzione. Il nastro raccoglie la pittura in esubero delle tele, ovvero è quello scotch conservato che l’artista utilizza per ‘dare perimetro’ ai quadri. Tutto quanto si deposita, deborda, e si fa esubero, viene raccolto, conservato e disposto a fitte strisce, venendo a creare una tensione rimandante alla tela mancante.
    Lo scotch sfugge e sorvola la monocultura televisiva, come l’arte che rifugge i circuiti nei quali molti vorrebbero costringerla.
    Nel soffitto si erge un disegno rosso, un cosmo nel quale i vivi e i morti stanno assieme, dove tutto è in moto e si rigenera in ogni istante.
    Un’ambiguità domina la seconda stanza, temporale e spaziale, o più correttamente propriocettiva (Francesco Lauretta)

    Uno spolvero, un paesaggio di terra d’ombra naturale quasi invisibile circonda la terza sala della galleria. Le piccole lapidi espandono lo spazio verso l’invisibile, invitando all’altrove.
    Un quadro, dalle fattezze di un clavicembalo, presenta un corteo funebre adornato con fiori: è il funerale di Francesco Lauretta. A lato, su una pedana rossa si esibisce la Musa, una body builder mette in atto un processo di autotrasformazione del soggetto, facendo rivivere le pratiche ascetiche (non religiose) dell’esercizio: può infatti aumentare le forze spontanee che danno all’individuo la possibilità d’essere se stesso.
    La terza sala, se mossa e in movimento, è una mostra che si dissolve in poesia (Francesco Lauretta)


 


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