IO NON HO PAURA
Mauro Di Silvestre



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  • February 18 – March 21, 2015
    FINISSAGE: Friday, March 20th h. 6.30 – 9.30 p.m.
    z2o Sara Zanin Gallery, via della Vetrina 21, Rome

     

    I am not afraid of living in a small house in
    neighborhood of a big city
    I am not afraid of being a painter without economic
    certainty
    I am not afraid of doing paintings that I know
    many people will not appreciate
    I am not afraid of being a painter in a country that
    doesn’t support its artists
    I am not afraid of the art system and I don’t fear
    my enemies
    I am not afraid of betrayal
    I am not afraid of being left alone
    I can wear many masks if necessary
    but I am not afraid to show my real face
    I am not afraid of the time that passes
    because I can stop it with my painting
    I am not afraid of hard times
    I am not afraid of the political and economic instability
    that’s hitting in my country,
    I’ll continue to change and better myself
    even if my country does not
    I am not afraid of evil
    I am not afraid of religious extremism
    I am not afraid of going out when the night comes
    I am not afraid of someone could hurting my family
    for I have learned how to protect it
    I am not afraid of getting old
    I am not afraid of Death because my paintings
    will make me immortal

    I am not afraid!

    (Mauro Di Silvestre, I am not afraid, 2015)

    These are the thoughts that accompanied Mauro Di Silvestre during the making of his second solo show at z2o Sara Zanin Gallery.“You can take this text as an inspiration and turn it into anything else, you can copy and paste it as it is… this is what I feel, if you are afraid to expose yourself too much just ignore it or censor it. I am fine, I am not afraid”.
    This is the artist’s comment on his verses that sound like a mantra, like a prayer to help him to improve his bravery before fighting any battle.
    “I AM NOT AFRAID” is the phrase that most resounded in Mauro Di Silvestre’s mind while he was working on this exhibition.
    To win the battles, as in fairytales and myths, must be a warriors. To defeat the “monster” that separates us from the beloved object or any fixed goal, isn’t enough to be kind and willingly; strenght, courage and an indomitable will are the characteristics of those who fight to win, the requisites of the human being and of an artist.
    When the others give up the challenges for the lack of bravery, the warrior isn’t scared to fight and face the dragon. When the artist shows his work, he comes out as in a battlefield, but Di Silvestre’s feeling was that of a victory even before to start his last effort.
    As Sun Tzu says in The Art of War “Victorious warriors win first and then go to war, while defeated warriors go to war first and then seek to win”.

    Mauro Di Silvestre’s painting continue to have that magical role that stays halfway between the real and the vision, that is able to find its perfect balance into the borders of the painting.
    The artist draws again to the universe of his memories, through figures that, as small traps, seep into his everyday life. Evocations of memories, dreams, tales, ancient fears take shape into the canvas, through images less evanescent and precarious than the previous works.
    The spaces narrow and abandon the reassuring recognizability of the childhood’s house, opting instead for an ideal and imaginary home as in the painting Questa casa sta diventando piccola.
    Through the painting, the focusing exercise on the obstacles become an antidote to defeat any fear. Reading again the poem by the artist, every work could be associate with a verse and vice versa.
    The installation is like a natural extension of the spatial trespassing and of the perspectical space’s subvertion,  in a curious osmosis between physical and imaginary space. This “other” dimension, deconstructed and reconstructed through a spatial revisitation, in which the spectator is invited to look around to find the works, offers a precious opportunity for the suspension of the reality. The memory is the starting point to invent fantasy worlds populated by fairy-tales creatures, while a silent anxiety is on the background and recalls the atmospheres of Lewis Carroll’s famous novel. The viewer is invited to interpret Alice, embracing the adventure to lost and suspend, even if only during an exhibition, the real dimension to find a new one, probably more real than real.

    The invitation to play is proposed by the tarot series, playing cards in which reappear the enigmatic characters of the works, drawing on their playful and evocative intent. From the magical universe of the fortune-telling, the artist borrows a fantastic view of life, subject to the tricks of fate and to the unexpected, contaminating his figurative language.

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  • 18 febbraio – 21 marzo, 2015
    FINISSAGE: Venerdì 20 Marzo, 18.30-21.30
    z2o Sara Zanin Gallery, via della vetrina 21, Roma

    Io non ho paura di vivere in una casa piccola
    né di vivere nella periferia di una grande città
    Non ho paura di fare il mestiere del pittore e
    di non avere una sicurezza economica
    Non ho paura di dipingere quadri sapendo che
    a molti non interesseranno mai
    Non ho paura di essere pittore in un paese che
    non sostiene i suoi artisti.
    Non ho paura del sistema dell’arte
    e non ho paura dei miei nemici
    Non ho paura se qualcuno mi tradisce
    Non ho paura di rimanere da solo
    Posso indossare molte maschere se necessario
    ma non ho paura di mostrare il mio vero volto
    Non ho paura del tempo che scorre
    perché la mia pittura riesce a fermarlo
    Non ho paura dei tempi difficili
    Non ho paura di questa instabilità politica ed
    economica che il mio paese sta attraversando,
    continuerò a cambiare e a migliorare
    anche se il mio paese non cambia
    Non ho paura del male
    Non ho paura degli estremismi religiosi
    Non ho paura di uscire di casa quando viene la sera
    Non ho paura che qualcuno possa ferire la mia famiglia
    perché ho imparato a proteggerla
    Non ho paura di invecchiare
    Non ho paura della morte perché la mia pittura
    mi renderà immortale

    Io non ho paura!

    (Mauro Di Silvestre, Io non ho paura, 2015)

    Questi sono i pensieri che hanno accompagnato l’artista durante la preparazione di questa sua ultima personale alla z2o Sara Zanin Gallery. “Potete prendere spunto da questo testo e trasformarlo in qualsiasi altra cosa, potete copiarlo e incollarlo così com’è. Fate voi… questo è quello che sento. Se avete paura di esporvi troppo non tenetene conto o censuratelo, per me va bene così, io non ho paura…”.
    Così l’artista commenta i suoi stessi versi che suonano come un mantra, una specie di preghiera ripetuta a cantilena come ad aumentare il proprio coraggio prima di affrontare una qualsiasi battaglia.
    “IO NON HO PAURA” è la frase che più ha echeggiato nella mente di Mauro Di Silvestre mentre lavorava alla preparazione di questa mostra. Per vincere le battaglie, come nelle fiabe e nelle leggende, bisogna essere dei guerrieri. Per sconfiggere il ‘mostro’ che ci separa dall’oggetto amato, come da ogni obiettivo prefisso, non basta essere gentili o di animo buono, la forza, il coraggio e una volontà indomabile sono le caratteristiche di chi combatte per vincere, i requisiti dell’essere umano e quelli dell’artista. Dove altri rinunciano alle sfide per mancanza di coraggio, il guerriero non ha paura di scendere in battaglia e di affrontare il drago.
    Nel mostrare il proprio lavoro l’artista esce allo scoperto, come in un campo di battaglia, ma la sensazione di Di Silvestre era quella della vittoria ancora prima di affrontare la sua ultima fatica. Come dice Sun Tzu nell’Arte della guerra “I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”.

    La pittura di Mauro Di Silvestre continua ad avere quel ruolo magico che giace al limite tra il reale e la visione, in perfetto equilibrio e risoluzione entro i confini della superficie dipinta. L’artista attinge ancora una volta all’universo dei suoi ricordi, attraverso figure sempre più presenti che, come piccoli agguati, si insinuano nella sua quotidianità. Evocazioni di ricordi, sogni, favole o paure recondite, prendono corpo sulla tela, attraverso immagini, meno evanescenti e precarie rispetto alle opere precedenti, capaci di rapire lo spettatore nel loro vortice, in un giro di giostra che oscilla dal presente al passato o viceversa.
    Gli spazi del quadro si restringono claustrofobicamente abbandonando quasi completamente la rassicurante riconoscibilità della casa d’infanzia e optando, invece, per una casa immaginaria come nell’opera Questa casa sta diventando piccola.
    Attraverso la pittura, l’esercizio di messa a fuoco dei propri ostacoli diviene un antidoto per non avere paura.
    L’allestimento si pone come naturale prolungamento dello sconfinamento spaziale e del sovvertimento dei piani prospettici delle opere, in una curiosa osmosi tra spazio fisico e spazio immaginato. Questa dimensione ‘altra’ decostruita e ricostruita attraverso una rivisitazione spaziale e fruitiva, nella quale lo spettatore è invitato a smarrire lo sguardo per cercare l’opera, offre la preziosa opportunità di una breve pausa o sospensione dal reale.
    Il ricordo del passato è lo spunto per inventare mondi fantastici popolati da creature fiabesche, mentre una silente inquietudine fa da sottofondo e rimanda alle atmosfere del celebre romanzo di Lewis Carroll. Lo spettatore è invitato a vestire i panni di Alice, abbracciando l’avventura di perdersi e di sospendere, seppur per il tempo di una mostra, una realtà per ritrovarne una nuova, probabilmente più “reale del reale”.

    L’invito al gioco è riproposto dalla serie dei tarocchi, carte da gioco nelle quali ricompaiono le enigmatiche figure delle opere, attingendo al loro storico intento ludico ed evocativo.
    Dal magico universo della cartomanzia l’artista prende a prestito una rocambolesca visione della vita, soggetta agli scherzi della fortuna e dell’inaspettato, e ne contamina il proprio lessico figurativo.

     

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