RE-GENERATIONS
Annu Palakunnathu Matthew
#2011 / Annu Palakunnathu Matthew / RE-GENERATIONS / September 20th – October 20th, 2011 / curated by Maria Teresa Capacchione



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  • Continuing the focus on contemporary Indian curated by Maria Teresa Capacchione and started in 2008, the z2o Sara Zanin Gallery is pleased to open the new expositive season with the solo exhibition of the Anglo-Indian artist Annu Palakunnathu Matthew (England 1964), the first of an artist of the so-called Indian “diaspora”.

    Annu Matthew’s photography work focuses on social relationships that derive from the overlapping and intertwining of stories and cultures that are very different. Her research has roots in her own life. Matthew lived in India for twenty years and has always lived between her country, England and the United States where she currently resides.

    With a setting specifically created by Maria Teresa Capacchione for the Sara Zanin’s gallery, the exhibition presents works that belong to three strands of the Matthew work: an installation from “The Virtual Immigrant” series, five diptychs from “An Indian from India” series and photo-animations from “Re-Generation” series (his last work, which gives the title to the exhibition).

    To welcome the visitor at the entrance of the gallery, there is a life-size lenticular print (a printing technique which allows the image to change according to the angle from which one looks at it) from “The Virtual Immigrant” series, a socio-political work which recounts the transformations of society through the stories of young Indians who work in calls centres in their country. The companies that employ them are often American and they are requested to behave like Americans when they answer phone calls from clients, even adopting the accent of the American state in which the company has its head offices. This makes them “Daytime Americans”, virtual immigrants who dress like westerners during office hours but who wear their traditional clothes in their leisure time. This way of living between two cultures is one that is particularly dear to Annu Matthew who was spent her formative years in many different cultures
    Besides photography, the installation also includes audio with the stories of the people whom the artist has photographed: the use of sound and lenticular prints are like symbols of the impact of globalization on people’s lives.

    The exhibition continues with five diptychs from “An Indian from India” series, an ironic work on the identity of American Indians and Indians from India, where Matthew focuses on the analogy between the way in which the XIX Century photographers have captured the Native Americans and the way in which the English photographers have captured the India. Even in these diptychs – where the photographer captures herself in the same poses of Native Americans – she handles the theme of confrontation between cultures, which in this case is also synthesized in the use of materials from India – the frames, made by craftsmen in the south of the Subcontinent – and from the U.S.A – the prints, made in American laboratories simulating digital technology called orotone (or goldtone) used at the beginning of XX Century by printing the image on glass and then applying the gold in solution or spray.

    The exhibition ends with the photo-animation of the last work of Matthew. “Re-Generation” is a research project that the artist has been working on since 2008 and that develops around the concept of memory expressed through family photo albums to which, still today and since photography started, we entrust our history. They tell our past, they give us comfort in the present and they reassure us about our future: perhaps this is why they are similar all over the world. They portray men, women, children, parents and children, grandparents and grandchildren, brothers and sisters, always in the same poses. Smiling or solemn, they all display happiness, confidence, fulfilment. But the stories that are hidden behind those poses, those smiles, are often complex and tormented.
    The photographs from the family albums, edited so they fade into each other in a slow sequence, form a video that links the images of the past with those of the present in a continuous cycle that has neither a beginning nor an end. Matthew’s research started in her homeland, India, then moved on to Vietnam and Israel. But it has not finished there, because every corner of the world has something to say about work on memory. To this end, the exhibition in Rome also represents an occasion for Matthew to develop her research inside the Italian family.

  • Proseguendo il focus sull’arte contemporanea indiana a cura di Maria Teresa Capacchione iniziato nel 2008, la z2o Sara Zanin Gallery è lieta di inaugurare la nuova stagione espositiva con la personale dell’artista anglo-indiana Annu Palakunnathu Matthew (Inghilterra 1964), la prima di un’artista della cosiddetta “diaspora” indiana.

    Quello di Annu Matthew è un lavoro fotografico che mette al centro i rapporti sociali che derivano dalla sovrapposizione e dall’intreccio di storie e culture molto diverse fra loro. Ricerca le cui radici affondano nella vita stessa della Matthew che, nata in Inghilterra, ha sempre vissuto tra l’India (dove ha soggiornato per vent’anni), l’Inghilterra e gli Stati Uniti dove attualmente risiede.
    Con un allestimento specificatamente pensato e realizzato dalla curatrice Maria Teresa Capacchione per la galleria di Sara Zanin, la mostra presenta opere che appartengono a tre filoni del lavoro della Matthew: una installazione della serie “The Virtual Immigrant”, cinque dittici della serie “An Indian from India” e le fotoanimazioni della serie “Re-Generation” (il suo ultimo lavoro che dà il titolo alla mostra).

    Ad accogliere il visitatore all’ingresso della galleria, una fotografia lenticolare (tecnica di stampa grazie alla quale l’immagine cambia a seconda dell’angolazione da cui viene vista) a dimensioni naturali della serie “The Virtual Immigrant”, un lavoro socio-politico che racconta le trasformazioni della società attraverso le storie di giovani indiani che lavorano nei call center del loro Paese. Spesso le aziende da cui vengono assunti sono americane e come americani è richiesto loro di comportarsi quando rispondono alle telefonate dei clienti, assumendo persino l’accento dello stato americano in cui l’azienda risiede. Questo fa di loro degli “americani di giorno”, degli immigrati virtuali che vestono all’occidentale durante le ore di lavoro e che indossano i loro vestiti tradizionali nel tempo libero. Ed il vivere tra due culture è uno dei temi particolarmente cari ad Annu Matthew che, appunto, tra più culture è nata e cresciuta.
    Oltre alla fotografia, l’installazione comprende anche l’audio con i racconti delle persone che l’artista ha fotografato: l’uso del sonoro e del lenticolare come simboli dell’impatto della globalizzazione sulla vita delle persone.

    La mostra continua con cinque dittici della serie “An Indian from India”, un lavoro ironico sull’identità degli indiani d’America e degli indiani dell’India, in cui la Matthew si sofferma sull’analogia tra il modo in cui i fotografi del diciannovesimo secolo hanno immortalato i Nativi Americani ed il modo in cui i fotografi inglesi hanno immortalato l’India. Anche in questi dittici – in cui la fotografa si immortala nelle stesse pose dei Nativi d’America – torna il tema del confronto tra culture che in questo caso viene sintetizzato anche nell’uso di materiali provenienti dall’India – le cornici, realizzate da artigiani del sud del Subcontinente – e dagli Stati Uniti – le stampe, realizzate in laboratori americani simulando in digitale la tecnica dell’orotone (o goldtone) usata intorno al 1900 stampando l’immagine su vetro ed applicando poi l’oro in soluzione o a spruzzo.

    La mostra si conclude con le foto-animazioni dell’ultimo lavoro della Matthew, “Re-Generation”. Questa è una ricerca che l’artista sta portando avanti dal 2008 e che si sviluppa intorno al concetto di memoria espressa dagli album di famiglia a cui ancora e sempre – da quando esiste la fotografia – affidiamo la nostra storia. Sono loro infatti che raccontano il nostro passato, danno conforto al nostro presente e rassicurano il nostro futuro: forse è per questo che si assomigliano un po’ in tutto il mondo. Ritraggono uomini, donne, bambini, genitori e figli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, sempre nelle stesse pose. Sorridenti o solenni, tutti ostentano felicità, sicurezza, appagamento. Ma le storie che si nascondono dietro quelle pose, quei sorrisi, sono spesso complesse e tormentate.
    Le fotografie degli album di famiglia, sovrapposte e montate in lenta sequenza, formano un video che fonde le immagini del passato con quelle del presente in un ciclo continuo che non ha un inizio e non ha una fine. La ricerca della Matthew è partita dalla sua terra d’origine, l’India, per poi allargarsi al Vietnam e ad Israele. Senza per questo esaurirsi qui, perché quello sulla memoria è un lavoro che ha in ogni angolo del mondo qualcosa da raccontare. A questo proposito, la mostra a Roma rappresenta per la Matthew anche un’occasione per sviluppare la sua ricerca all’interno delle famiglie italiane.


 


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September 20th – October 20th, 2011
curated by Maria Teresa Capacchione


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