TRANSIENCE
Alberto Di Cesare Olimpia Ferrari Michael S. Lee Ieva Mediodia Annu Palakunnathu Matthew Glen Sacks
#2010 / ALBERTO DI CESARE OLIMPIA FERRARI MICHAEL S. LEE IEVA MEDIODIA ANNU PALAKUNNATHU MATTHEW GLEN SACKS / Transience / October 8th - November 20th, 2010



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  • On the occasion of the 9th edition of FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, Roma Art2Nights and AMACI – Giornata del Contemporaneo 2010 z2o Sara Zanin Gallery is glad to present the group show of Alberto Di Cesare, Olimpia Ferrari, Michael S. Lee, Ieva Mediodia, Annu Palakunnathu Matthew and Glen Sacks entitled Transience
    Transience presents different ways of dealing with temporality through the memory of what was and what is, sharing an implicit desire to put the future in perspective to foreshadow or just exorcise it. As Henri Bergson taught us memories and dreams do not speak only about what was or what is but also go through a winding dimension where past and present join together and face each other, questioning the future.

    The works of Alberto Di Cesare are deprived of any sentimental and emotional apparatus and with their neutrality they show the life cycle of things and they admonish about the transience of existence as a memento mori. The concept of time is not considered here in terms of historical development but rather in terms of instable transition, an unceasing and fragile flow.
    In Olimpia Ferrari’s works portrayed people maintain an emotional relationship with the places where they live or have lived, places where they identify or behind which they hide themselves. So these works show a stratification of architectural spaces, a mental dimension where reality around us is constantly linked with emotions and memories.
    Michael S. Lee presents a site-specific intervention where minimal elements and fragments of personal memory generate themselves, creating an “invisible city”: an automatic writing of physical and mental spaces where past and present are intertwined with the feasible and the imaginary without interruption.
    Ieva Mediodia‘s works are virtual representations where reality and dreams are cast into circular shapes, imaginary maps suspended in a perpetual state of transience between past and present.
    Annu Palakunnathu Matthew – introduced by the curator Maria Teresa Capacchione – presents an overlapping analogue and digital project that explores time (past, present and future) and the plot that it weaves in cultures. The final animation is the result of overlapping images taken from archival and recent photographs of three or more generations of Indian women who magically flow one inside the other. These animations bring time forward and backward allowing the viewer to simultaneously see the past and future ageing of the characters.
    Finally memorials collected and catalogued by Glen Sacks not only speak about death and remembrance but also question the architectural and anthropological aspect of urban space, projecting a gaze at the unpredictable and spontaneous evolution of everlasting urban dimension in progress. Glen Sacks will also take part in the group show Brutti ma buoni curated by Shara Wasserman at Temple University Rome from the 5th to the 27st of October 2010.

  • In occasione della IX edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, di Roma Art2Nights e AMACI – Giornata del Contemporaneo 2010 la z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare la mostra collettiva Transience di Alberto Di Cesare, Olimpia Ferrari, Michael S. Lee, Ieva Mediodia, Annu Palakunnathu Matthew e Glen Sacks.

    Transience presenta diversi modi di rapportarsi alla temporalità attraverso la memoria di ciò che è stato ed è nell’oggi, accomunati dall’implicito desiderio di mettere in prospettiva il domani per prefigurarlo, o soltanto esorcizzarlo. Anche se i singoli ricordi, i sogni e la memoria – come ci insegna Henri Bergson – non parlano soltanto di ciò che è stato o ciò che è ma attraversano una dimensione avvolta in sé stessa, dove il passato ed il presente si incontrano e si scontrano, interrogando l’avvenire.
    Le fotografie di Alberto Di Cesare vengono spogliate di ogni apparato sentimentale ed emotivo e, nella loro neutralità, mostrano il ciclo delle cose ammonendoci come un memento mori riguardo la transitorietà dell’esistenza; il concetto di tempo è qui preso in esame non sotto il profilo dello sviluppo storico bensì sotto quello instabile del passaggio, dello scorrere incessante, fragile e inconsistente.
    Nei lavori di Olimpia Ferrari le persone ritratte intrattengono un rapporto sentimentale con i luoghi nei quali vivono o hanno vissuto, all’interno dei quali si identificano o dietro cui si nascondono. Ne emerge una stratificazione degli spazi architettonici, una dimensione mentale dove la realtà che ci circonda è costantemente legata a doppio con le emozioni e i ricordi.
    Michael S. Lee presenta un intervento site specific dove elementi minimi, frammenti di memoria personale, si auto-generano dando forma a delle “città invisibili”. Una scrittura automatica di spazi fisici e mentali dove il passato ed il presente si intrecciano senza interruzione con il possibile e l’immaginario.
    I lavori di Ieva Mediodia sono rappresentazioni virtuali in cui la realtà e il sogno vengono fusi all’interno di forme circolari, delle mappe dell’immaginario sospese in una perenne condizione di transitorietà tra passato e presente.
    Annu Palakunnathu Matthew, presentata dalla curatrice Maria Teresa Capacchione, con il suo progetto a cavallo tra analogico e digitale esplora il tempo (passato, presente e futuro) e la trama che esso ordisce nelle culture. L’animazione finale è frutto della sovrapposizione di immagini di archivio e di fotografie recenti di tre o più generazioni di donne indiane che magicamente fluiscono l’una dentro l’altra. Queste animazioni portano il tempo avanti ed indietro, consentendo allo spettatore di vedere simultaneamente il passato ed il futuro e l’invecchiamento dei personaggi.
    Infine i memoriali raccolti e catalogati da Glen Sacks – che dal 5 al 27 ottobre 2010 prenderà parte anche alla collettiva Brutti ma buoni, a cura di Shara Wasserman, presso la Temple University Rome – non parlano soltanto di morte e ricordo, ma interrogano anche l’aspetto architettonico ed antropologico dello spazio urbano, proiettando uno sguardo verso le imprevedibili e spontanee evoluzioni del tessuto urbano, in perenne transito.


 


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October 8th - November 20th, 2010


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