WHERE ALL BECOME
Silvia Camporesi
#2012 / SILVIA CAMPORESI / Where all become / April 12th, 2012 / ALL WORKS



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  • z2o Sara Zanin Gallery is pleased to present Silvia Camporesi and Michael S. Lee titled Where All Become. These two young artists, from different backgrounds and training, share a common theme of becoming and changing, despite their use of different forms of expression.

    Michael Lee focuses on the transformation of the environment surrounding individuals. He prefers the representation of urban design through the use of china, while Silvia Camporesi reflects the transformations affecting landscape through the filter of the camera lens and video.

    Camporesi and Lee compare and contrast the depiction of environmental changes, projecting their work in the different cultural background that influenced their artistic research. Korean origins and architectural studies are easily recognizable in Michael Lee’s work, in both technique and theme. The works represent a dense entanglement of jerky movements and quickness, a sum of actions that each individual makes in relation to their environment. Lee reproduces a place in which each person individually experiences the architectural elements present in the city: flagstone floors, oscillating window glares, and the proportions between the buildings. All inanimate forms take on a dynamic interaction with humans, making sounds and noises that fade within the hectic pace of modern life to become a ubiquitous, yet imperceptible kind of “white noise” as the artist himself defines it.

    In contrast, the work of Silvia Camporesi, humanistically and philosophically trained, runs a slow transformation in representing the subtle changes of natural light imprinted in the environment. The landscapes she presents in this exhibition are clear and silent, as if they were suspended in a rarefied atmosphere. Her research concentrated on this matter became subject to the actions of transitory elements, such as light and atmospheric conditions. The new element in these works is the use of pop-up or, better known as kirigami. Explaining the artist’s idea and these works is a matter of considering further possibilities that photography offers through the carving and bending of photographic paper – (the technique known as kirigami) – generating the birth of three-dimensional structures within the image: “In my previous photo projects, I’ve always thought of the third dimension of photography, by browsing in the narrative or the concept; with the kirigami technique, the third dimension becomes physical and tangible.”

  • z2o Sara Zanin Gallery è lieta di presentare la doppia personale di Silvia Camporesi e Michael S. Lee dal titolo Where All Become. I due giovani artisti di diversa provenienza e formazione, nonostante l’utilizzo di differenti linguaggi espressivi. affrontano il tema comune del divenire e del mutamento. Michael Lee pone l’accento sul tema della trasformazione dell’ambiente che circonda i singoli individui, prediligendo la rappresentazione urbana attraverso l’uso del disegno a china mentre Silvia Camporesi riflette sulle trasformazioni che interessano il paesaggio attraverso il filtro dell’obiettivo fotografico e del video. Camporesi e Lee si incontrano e si contrappongono nella raffigurazione delle mutazioni ambientali, proiettando nei rispettivi lavori la differente formazione culturale, che ha influenzato la loro ricerca artistica. Nel caso di Michael Lee infatti l’origine coreana e gli studi di architettura sono facilmente riconoscibili sia nella tecnica che nelle tematiche affrontate. Le opere rappresentano un fitto intrico di movimenti convulsi e veloci, una somma di azioni che ogni singolo individuo compie quando si relaziona all’ ambiente circostante. Lee riproduce un luogo in cui ogni persona fa esperienza dei singoli elementi architettonici presenti nelle città: pavimenti lastricati, riverberi oscillanti delle finestre, proporzioni tra gli edifici. Tutte forme inanimate che acquistano un dinamismo nell’interazione con l’essere umano, producendo suoni e rumori che si dissolvono nei ritmi frenetici della vita moderna fino a diventare onnipresenti ma impercettibili una sorta di “rumore bianco” come lo definisce l’artista stesso. Per contrasto il lavoro di Silvia Camporesi, di formazione umanistico-filosofica, scorre lento nella rappresentazione dei mutamenti che le trasformazioni impercettibili della luce naturale imprimono sull’ ambiente. I paesaggi che l’artista presenta in questa mostra sono limpidi e silenziosi, come sospesi in un’atmosfera rarefatta. La sua ricerca si concentra infatti sul divenire della materia sottoposta all’ azione di elementi transitori come la luce e le condizioni atmosferiche. L’elemento nuovo in queste opere è l’utilizzo del pop up o, per meglio dire, del kirigami. Come spiega l’ artista l’ idea è quella di lavorare sulle ulteriori possibilità di trasformazione che la fotografia offre attraverso la tecnica di intaglio e piegatura della carta fotografica – (tecnica chiamata kirigami) – generando la nascita di strutture tridimensionali all’interno dell’immagine: “Nei miei precedenti progetti fotografici ho sempre pensato alla terza dimensione della fotografia, ricercandola nella narrazione o nel concetto; con la tecnica kirigami la terza dimensione diviene elemento fisico e tangibile”.


 


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April 12th, 2012
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