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Maddalena Pamio | Promessa e nostalgia
curated by Ilaria Gianni, 15 June - 24 July 2026

Maddalena Pamio | Promessa e nostalgia: curated by Ilaria Gianni

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Overview
Maddalena Pamio, N40, 2026, oil on canvas, cm 9 x 8.
Maddalena Pamio, N40, 2026, oil on canvas, cm 9 x 8.

z2o Project is pleased to present Promessa e nostalgia, the first solo exhibition by Maddalena Pamio (Treviso, 1999), at the gallery space on Via Baccio Pontelli 16, curated by Ilaria Gianni.

Scroll down for the Italian version
 
“It is may that ruins me, and / september too, these two / sentinels of summer: promise / and nostalgia.”

— Patrizia Cavalli

Promise and nostalgia seem to belong to opposite temporalities: one oriented toward what has yet to happen, the other toward what has already passed. Yet, in Patrizia Cavalli’s celebrated lines, these two conditions call to one another.

May and September are thresholds. If the former radiates as the promise of what the summer season might bring, of a break from the everyday, the latter still clings tightly to memory, as the trace and echo of what has just slipped away. Both contain a form of desire.

The works of Maddalena Pamio take shape precisely within this ambiguous space between what has been and what might still be. At once sharp and elusive, often contained within intimate formats, they draw our attention toward something that feels familiar, something we long to hold onto. Like certain memories, the images painted by the artist preserve the precision of detail while having lost the contours of their origin.

Distant and indistinct, suspended within the fluid and intangible realm of lived experience, Pamio’s subjects seem to emerge from a form of selective and affective attention that, amid the flow of everyday life, suddenly captures the gaze. Their power lies not so much in the individual presences depicted, a shell, a piece of fruit, a flower, a slice of cake, a pearl earring, an absorbed figure, as in the way they surface from the painted plane.

The very layers of paint appear to retain the trace of an initial moment of vision, turning each presence into the deposit of a desire that precedes its own representation. Through a soft and luminous painterly language, the artist removes things from their immediate obviousness, placing them within a suspended dimension where presence and absence, clarity and dissolution coexist. The blur that runs through many of the works does not function as a limitation of vision, but rather as a technique of appearance, a veil through which the image comes into being and glows.

Although some of the subjects traditionally belong to the repertoire of still life, Pamio’s works seem to resist the logic of the genre, asserting themselves instead as nuclei of perceptual intensity offered to the viewer without exhausting themselves in meaning. They are almost portals through which visual experience gains access to a further dimension, approaching what Gaston Bachelard, in The Poetics of Space, defines as “resonance”: forms that do not refer to a particular story but open onto an inner space, awakening a deep and difficult-to-locate memory.

It is no coincidence that the artist has chosen to work with small-scale formats that impose a different economy of vision, requiring proximity, slowness, and attention. The clear, diffused quality of light, which recalls the landscape of the Venetian plain from which the artist comes and which accompanies and deepens this disposition, renders everything simultaneously defined and faintly evanescent. One must come closer, enter the image, inhabit it. It is only through this act of proximity that the presences painted by Pamio reveal themselves for what they are: not illustrations of a specific memory, but triggers capable of bringing to the surface what lies dormant.

The small ordinary treasures that populate the panels and canvases in the exhibition seem to ask of the viewer the very gesture they evoke: that of bending toward something fragile and precious, as one would toward a cherished object or a memory emerging from the depths. It is within this proximity that “resonance” occurs. The image is not merely looked at; it seizes the viewer, is internalized, welcomed as something that belongs to us without our knowing exactly why, like a personal archive of affections.

Perhaps it is here that promise and nostalgia meet once again. In Maddalena Pamio’s works, recollection never coincides with a simple return to the past, and painting, through a process of distillation that suspends its descriptive function, becomes the place where vision and memory cease to be separate experiences. Like the sentinels of summer in Patrizia Cavalli’s poem, the works inhabit an uncertain territory where what has been continues to resonate and what is yet to come quietly begins to take shape. 

 

 

"A me è maggio che mi rovina e / anche settembre, queste due / sentinelle dell'estate: promessa / e nostalgia."

— Patrizia Cavalli

Promessa e nostalgia sembrano appartenere a temporalità opposte: l'una rivolta verso ciò che deve ancora accadere, l'altra verso ciò che è già trascorso. Eppure, nel celebre verso di Patrizia Cavalli, queste due condizioni si richiamano reciprocamente.

Maggio e settembre sono soglie. Se il primo irradia come promessa ciò che potrebbe essere della stagione estiva, dell’interruzione dal quotidiano, il secondo trattiene ancora con forza la memoria come traccia, eco di quello che è appena trascorso. Entrambi racchiudono una forma di desiderio.

Le opere di Maddalena Pamio prendono forma esattamente in questo spazio ambiguo tra ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere. Nitide e sfuggenti allo stesso tempo, racchiuse spesso entro formati minuti, attirano l’attenzione verso qualcosa che appare familiare, che desideriamo trattenere. Come certi ricordi, le immagini dipinte dall'artista conservano la precisione del dettaglio pur avendo perduto i contorni della loro origine.

Lontane e indistinte, fluttuanti in quella zona fluida e impalpabile dell'esperienza andata, i soggetti di Maddalena Pamio sembrano emergere da una forma di attenzione selettiva e affettiva che, nel flusso del quotidiano, trattiene improvvisamente lo sguardo. La loro forza non risiede tanto nelle singole presenze rappresentate – una conchiglia, un frutto, un fiore, una fetta di torta, un orecchino di perla, una figura assorta – quanto nel modo in cui esse affiorano dalla superficie pittorica.

Gli stessi strati di colore sembrano conservare la traccia di un momento iniziale di una visione, facendo di ogni presenza il deposito di un desiderio precedente alla sua stessa rappresentazione. Attraverso la pittura morbida e luminosa, l’artista sottrae infatti le cose alla loro evidenza immediata collocandole in una dimensione sospesa, dove presenza e assenza, nitidezza e dissolvenza convivono. La sfocatura che attraversa molti dei lavori non agisce come limite per lo sguardo, ma come una tecnica dell'apparizione, un velo attraverso cui l'immagine, piuttosto, si accende.

Sebbene alcuni dei soggetti appartengano tradizionalmente al catalogo della natura morta, le opere di Maddalena Pamio sembrano resistere alla logica del genere per affermarsi come nuclei di intensità percettiva offerti al pubblico senza esaurirsi nel loro significato. Portali, quasi, attraverso cui l’esperienza visiva accede a una dimensione ulteriore, avvicinandosi a ciò che Gaston Bachelard nella Poetica dello spazio definisce "risonanza": forme che non rinviano a una storia particolare, ma aprono a uno spazio interiore, risvegliando una memoria profonda e difficilmente localizzabile.

Non è un caso che l’artista abbia deciso di confrontarsi con formati minimi che impongono una diversa economia dello sguardo, richiedendo prossimità, rallentamento, attenzione. La qualità chiara e diffusa della luce, che richiama quella della pianura veneta da cui l'artista proviene, e che accompagna e approfondisce questa disposizione, è capace di rendere ogni cosa al tempo stesso definita e appena evanescente. Bisogna avvicinarsi, entrare nell'immagine, abitarla. È solo in questo atto di prossimità che le presenze dipinte da Pamio si rivelano per quello che sono: non illustrazioni di una memoria specifica, ma inneschi capaci di riportare alla superficie ciò che giace in uno stato di latenza. I piccoli tesori ordinari che popolano le tavole e le tele in mostra sembrano così chiedere allo spettatore lo stesso gesto che evocano: quello di chinarsi verso qualcosa di fragile e prezioso, come si farebbe con un oggetto custodito o con un ricordo che affiora. In questa prossimità si produce una “risonanza”. L'immagine non si limita a essere guardata, afferra lo spettatore, viene interiorizzata, accolta come qualcosa che ci appartiene senza sapere esattamente perché: come con un archivio affettivo personale.

È forse qui che promessa e nostalgia tornano a incontrarsi. Nelle opere di Maddalena Pamio la rievocazione non coincide mai con un semplice ritorno al passato e la pittura, attraverso un processo di distillazione che ne sospende la funzione descrittiva, diventa il luogo in cui visione e ricordo cessano di essere esperienze separate. Come le sentinelle dell'estate di Patrizia Cavalli, le opere abitano così un luogo incerto in cui ciò che è stato continua a risuonare e ciò che deve ancora accadere prende silenziosamente forma.

 

For further press material please contact info@z2ogalleria.it.

 

INFO:
Maddalena Pamio | Promessa e nostalgia
curated by Ilaria Gianni
Opening Monday, June 15, 2026 | 6–9 pm
June 15 →  July 24, 2026
z2o Project, Via Baccio Pontelli 16, 1st Floor- 00153, Rome
Opening hours: Thursday to Saturday | 12–7 pm
T. +39 06 80073146 | info@z2ogalleria.it
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  • Installation view, Maddalena Pamio, Promessa e nostalgia, curated by Ilaria Gianni, 2026, z2o Project. Ph. Roberto Apa
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  • Maddalena Pamio, Ragazze in piscina, 2026
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  • Maddalena Pamio, Vaso di gerbere, 2026
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